Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI hanno considerato Henri de Lubac, Hans Urs von Balthasar e Adrienne von Speyr dei maestri spirituali adatti ad illuminare la vita cristiana con una dottrina profondamente cattolica.

Nell’autunno del 1949 Alfred Läpple mi aveva regalato l’opera forse più significativa di Henri de Lubac, Cattolicismo, nella magistrale traduzione di Hans Urs von Balthasar. Questo libro è divenuto per me una lettura di riferimento. Esso non solo mi trasmise un nuovo e più profondo rapporto con il pensiero dei Padri, ma anche un nuovo e più profondo sguardo sulla teologia e sulla fede in generale. La fede era qui una visione interiore, divenuta nuovamente attuale proprio pensando insieme con i Padri. In quel libro si percepiva il tacito confornto con il liberalismo e con il marxismo, la drammatica lotta del cattolicesimo francese per aprire una nuova breccia alla fede nella vita culturale del nostro tempo. De Lubac accompagnava il suo lettore da un modo individualistico e angustamente moralistico di credere verso il largo di una fede pensata e vissuta socialmente, comunitariamente nella sua stessa essenza, ad una fede che proprio perché era per sua stessa natura anche speranza, investiva la totalità della storia e non si limitava a promettere al singolo la sua beatitudine privata.

Joseph Ratzinger, La mia vita. Ricordi (1927-1977)

La Chiesa nella sua responsabilità ministeriale ufficiale ci dice che egli fu un autentico maestro di fede, una guida sicura verso le fonti dell’acqua viva, un testimone della Parola, dal quale noi possiamo apprendere Cristo, apprendere la vita.

Joseph Ratzinger, Omelia al funerale di Balthasar, Lucerna, 1 luglio 1988

Ritengo che la riflessione teologica [di Balthasar] mantenga intatta fino ad oggi una profonda attualità e provochi ancora molti ad addentrarsi sempre più nella profondità del mistero della fede, tenuti per mano da una guida così autorevole. […] Posso attestare che la sua vita è stata una genuina ricerca della verità, che egli comprendeva come una ricerca della vera Vita. Ha cercato le tracce della presenza di Dio e della sua verità ovunque: nella filosofia, nella letteratura, nelle religioni, giungendo sempre a spezzare quei circuiti che tengono spesso la ragione prigioniera di sé e aprendola agli spazi dell’infinito. Hans Urs von Balthasar è stato un teologo che ha posto la sua ricerca a servizio della Chiesa, perché era convinto che la teologia poteva essere solo connotata dall’ecclesialità. La teologia, così come lui la concepiva, doveva essere coniugata con la spiritualità; solo così, infatti, poteva essere profonda ed efficace. […] L’esempio che von Balthasar ci ha lasciato è piuttosto quello di un vero teologo che nella contemplazione aveva scoperto l’azione coerente per la testimonianza cristiana nel mondo. Lo ricordiamo in questa significativa circostanza come un uomo di fede, un sacerdote che nell’obbedienza e nel nascondimento non ha mai ricercato l’affermazione personale, ma in pieno spirito ignaziano ha sempre desiderato la maggior gloria di Dio.

Benedetto XVI, Messaggio per il centenario della nascita di Hans Urs von Balthasar, Roma, 6 ottobre 2005.